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GAMING ON-LINE E CYBERSECURITY: UNA PICCOLA GUIDA IN 10 MOSSE.

Non era nemmeno trascorsa una settimana dall’inizio del nuovo anno scolastico, quando una sera mia figlia iniziò a raccontare in maniera assai concitata del grande disagio in cui versava da mesi un suo compagno di classe, il quale, quotidianamente, subiva pesanti offese on line, su Brawl STARS. Una frustrazione esacerbata dall’ulteriore cruccio di non riuscire a confidarsi con i genitori, per il timore di non essere capito, di essere aspramente rimproverato e punito con la sottrazione dell’iPad. Mia figlia ricordava, allora, come anche lei aveva dovuto affrontare un problema del tutto simile su Minecraft, questione che aveva risolto bloccando l’utente molesto, senza peraltro soffrire particolarmente della violenza verbale subita in Rete. Quella sera, perciò, parlammo di nuovo. Molto. Non capiva perché il suo compagno, a differenza sua, stava così male, perché non bloccava o segnalava il suo molestatore, perché non chiedeva aiuto ai genitori, perché solamente in classe, stimolato da una discussione che le maestre avevano avvìato, chiedendo quali fossero le cose che proprio non riuscivano a sopportare, si era lasciato andare, svelando la grande sofferenza che lo stava attanagliando.

È su simili premesse che nasce questo mio piccolo contributo per l’European Cyber Security Month, poiché, come si legge sul sito della campagna: “European Cyber Security Month (ECSM) is an EU awareness campaign that promotes cyber security among citizens and organizations about the importance of information security and highlighting the simple steps that can be taken to protect their data, whether personal, financial and/or professional. The main goal being to raise awareness, change behaviour and provide resources to all about how to protect themselves online”. Se cioè, il più delle volte, si tende a incentrare l’attenzione sull’awareness di aziende e organizzazioni economiche, è bene non dimenticare mai come queste siano fatte innanzitutto di citizens e i cittadini non siano altro che persone, il cui nucleo centrale resta pur sempre la famiglia. È all’interno delle mura domestiche, infatti, prima che in qualsiasi altro luogo, ambiente e realtà socio-economica, che genitori e figli devono arrivare a tagliare il traguardo dell’utilizzo consapevole delle tecnologie, dopo esser stati però messi nella condizione di poter conoscere quali siano i rischi cibernetici e apprendere quali siano le corrette modalità e gli strumenti adeguati per proteggersi, nella maniera migliore possibile. In particolare, risulta imperante e incessante l’esigenza di addivenire finalmente a una più efficace tutela dei minori on line, mentre giocano, poiché è indubbio come le chat rappresentino la Grande Trappola: lì adescamenti ed episodi di ciberbullismo sono all’ordine del giorno.

Le informazioni e i meccanismi di contrasto oggi non mancano, eppure continua a sussistere un atteggiamento lasso e di trascuratezza, che affatto si concilia con le pratiche basilari di cyber hygiene. Senza alcuna pretesa di esaustività, ecco 10 suggerimenti pratici rivolti ai genitori, anche ai meno avvezzi alla tecnologia, affinché rendano l’esperienza di gioco on line dei propri bambini e ragazzi il più sicura e consapevole possibile, senza perdere di vista il fatto che l’utilizzo moderato dei videogiochi non solo è piacevole di per sé, ma è anche utile per lo sviluppo cognitivo. I videogiochi e le chat all’interno degli stessi, se da un lato non vanno sottovalutati, dall’altro non debbono nemmeno essere demonizzati. Come a dire che a genitori e figli è richiesto di fare, in tal senso, lavoro di squadra.

  1. Siate realmente presenti e dialogate con i bambini. Parlate ai vostri figli, dialogate con loro, avvicinatevi ai loro mondi on line e al loro linguaggio. Roblox, Minecraft, Brawl STARS, Fortnite, Raft sono i giochi on line che in questo momento impazzano fra bambini e ragazzi. “Shiftare”, “essere in creativa” o “in sopravvivenza”, “fare parkour”, “griffare”, “spawnare”, “triggerare”, “usare una TNT” sono termini, ad esempio, che potrete sentire spesso, mentre “craftano” su Minecraft. Si tratta di decodificare questi vocaboli, che per noi adulti non sono di facile e immediata comprensione e che all’inizio possono risultare persino difficili da pronunciare, ma che è necessario padroneggiare per capire i bambini e intendersi reciprocamente, fino a creare quella sorta di complicità, che, spalancando la porta della confidenza, spiana la strada a una pronta richiesta di aiuto, qualora ne avessero bisogno. Essere presenti realmente significa ritagliarsi del tempo da dedicare ai propri figli per conoscere in cosa consistano i videogiochi on line, che tanto desiderano utilizzare: verificate la corrispondenza fra l’età minima consigliata per iscriversi al gioco che vorrebbero “scaricare” e al quale vorrebbero prendere parte, controllate il contenuto e lo scopo dello stesso, valutate l’effettiva maturità e sensibilità del bambino. Considerate quali tipi di impostazioni di privacy e sicurezza il videogame offre e settatele di conseguenza, comunicando ai vostri figli cosa state facendo e perché. Il videogioco deve essere adatto e poter essere adattato al singolo utente. Questo significa che se il fratello maggiore lo usa, ad esempio, potrebbe non essere idoneo per il piccolo di casa. Dialogare vuol dire anche non evitare d’ instaurare con loro conversazioni scomode e difficili. Senza spaventarli, è bene avvertirli che nei videogiochi on line possono esserci adulti malintenzionati che si spacciano per bambini, per convincerli ad agire in maniera pericolosa o a spingerli a incontri fuori dal gioco. Siate chiari e forti nell’imporre ai vostri figli di non incontrare di persona utenti conosciuti on line e fate capire loro che possono riferirvi senza timore alcuno se un utente ha chiesto loro di vederli al di fuori dell’ambiente di gioco o se altri giocatori scrivono o dicono cose che li mettono in imbarazzo e in difficoltà.
  2. I parental control. I controlli genitori sono dei filtri ideati per tutelare il più possibile la navigazione in Rete dei minori. I parental control sono sistemi che consentono ai genitori sia di monitorare le azioni on line dei propri bambini, inibendo loro, al contempo, l’accesso a determinati siti (siti pornografici, di violenza e di odio on line, ad esempio), dall’altro di stabilire il tempo di utilizzo dei vari dispositivi elettronici. Attraverso i parental control è possibile vigilare sulle azioni compiute sul Web dai propri figli, senza bloccare del tutto Internet. Basta infatti creare un profilo utente dedicato, attraverso cui farli connettere. Non serve sottolineare come i parental control non siano stati creati per sostituire la presenza dei genitori, ma devono rappresentare per essi un supporto tecnico e tecnologico alla loro opera educativa e al dialogo. Google Safesearch, Family Safety, il controllo genitori per Xbox360, Qustodio, Net Nanny, Norton Family Premier, Surfie, ContentBarrier sono solo alcuni nomi di sistemi di parental control ad oggi sviluppati. Genitori siate dunque proattivi, informatevi e attivate tali meccanismi di protezione. È inoltre importante che vi manteniate aggiornati nel tempo sui parental control disponibili, a seconda dei device e dei sistemi operativi utilizzati (ad esempio, esistono applicazioni di parental control specifiche per device mobili, quali smarthphone e tablet, quali Net sanity, Pumpic, Mobicip (per iOS), Screen Time Parental Control, Kids Time, KuuKla, Family TIM, Parental Control Board (per Android), Qustodio e Net Nanny, Kidsplac (per iOS e Android), eccetera.

3. Creazione account e profili. Affiancate i vostri figli mentre creano account e profili. Spiegate loro che gli “amici” on line con cui giocano sono più estranei degli estranei nella vita fuori dal gioco e che per questo motivo è di fondamentale importanza non rivelare mai in nessun modo e a nessuno, sia cioè mentre si procede alla creazione del proprio profilo, sia mentre si chatta nell’ambiente di gioco, informazioni quali nome, telefono, indirizzo di casa e scuola frequentata. Sappiate dire di no al caricamento della foto nella scheda del profilo e aiutateli a inventare un nickname che non sveli qualche dettaglio della loro identità reale. Anche questo punto presuppone dialogo, informazione, partecipazione e vigilanza.

4. Regole! Fissate delle regole sull’utilizzo dei device, sul giocare on line e sullo stare connessi. Prima fra tutti la regola del quando e per quanto tempo. Aiutate i vostri figli a capire che il tempo è prezioso e va sfruttato in maniera intelligente e corretta, dividendolo in maniera equa fra momenti di gioco su internet, con gli amici e attività extrascolastiche e che prima di dedicarsi a qualunque di queste attività, il tempo va impiegato innanzitutto per fare i compiti e studiare, senza invertire mai l’ordine. Nell’immagine accanto, un esempio di pianificazione settimanale del tempo davanti allo schermo attivabile all’interno delle impostazioni “Family” dell’account Microsoft. In questo caso ho impostato un programma attivo per tutti i dispositivi e Xbox. Per quanto riguarda i dispositivi Apple, a partire da iOS12 si può usufruire dello stesso screen time, settando il “Tempo di utilizzo” su iPhone e iPad, accedendovi dalle Impostazioni. Tali funzioni sono tutte arricchite dalla possibilità di creare diversi report dettagliati su tempo e modalità di utilizzo dei device, delle applicazioni, eccetera.

5. Sicurezza e privacy. La prima azione che dovete compiere prima di far giocare online i vostri figli è quella di installare un antivirus e antispyware aggiornati e di eseguire gli aggiornamenti periodici dei sistemi operativi su cui girano i vostri dispositivi. La seconda è di far utilizzare ai vostri bambini solo versioni originali dei videogame, acquistandoli, pertanto, sui siti ufficiali o presso negozi fisici o di e-commerce “certificati” e muniti di licenza. Le fonti dei download devono essere affidabili. Noterete che i videogames di cui sono appassionati i vostri figli hanno impostazioni centrali di gestione privacy e sicurezza, oppure ne difettano, come Minecraft e richiedono che la protezione vada attivata su Xbox One, ad esempio, che fa capo all’account Microsoft. Va segnalato altresì che, poiché la comunità di Minecraft è grandemente attiva al di fuori del gioco, molti utenti usano YouTube per discutere dei propri progetti o per seguire i loro beniamini, gli “Yougamer” preferiti. Per tale ragione, applicate i parental control anche a YouTube. Per quanto riguarda, invece, la configurazione delle impostazioni di privacy e sicurezza a livello centrale, ecco un esempio tratto da Roblox.

È interessante notare come nelle impostazioni della privacy di Roblox, nel settaggio dell’interazione con altri utenti, mentre alla voce “Who can message me?” è possibile scegliere fra un’ampia gamma di possibilità (“Tutti”, “Amici”, “Utenti che seguo e Utenti che mi seguono”, “Amici e Utenti che seguo”, “amici” o nessuno”), l’opzione su con chi chattare nella app è limitata ad “Amici” o “Nessuno” e quella della chat non in app fra “Tutti” e “Nessuno”, con tutte le implicazioni che queste scelte obbligate possono comportare, in termini di sicurezza e di funzionamento stesso del gioco.

Non tralasciate di addentrarvi in discorsi sulla sicurezza informatica con i vostri figli solo perché li ritenete al sicuro, dal momento che non possono andare online, non essendo attivo, nella vostra abitazione, un collegamento a Internet. Si collegheranno a casa di amici e in altri luoghi. I vostri figli debbono essere edotti sulle minacce cui possono andare incontro on-line e voi avete il dovere d’informarvi e formarvi sul tema. Infine, i bambini amano scaricare nuovi giochi o contenuti e tendono a cliccare su qualsiasi link allettante si presenti loro: si tratta di collegamenti che di solito sponsorizzano nuovi ed entusiasmanti giochi da scaricare o che rimandano a siti correlati ma che sono in realtà malevoli. I criminali informatici lo sanno e, come sempre, sfruttano questa vulnerabilità umana caricando software dannosi che una volta scaricati o installati danno loro accesso alle reti domestiche, attraverso cui prendono possesso delle telecamere domestiche, ad esempio, e dei dispositivi digitali connessi alla rete casalinga. Per questo motivo è consigliabile controllare sempre cosa desiderano scaricare i bambini o su cosa cliccano. È necessario insegnare loro a riconoscere link e contenuti potenzialmente pericolosi e, nel dubbio, a chiedere a un adulto.

6. Chattare è Responsabilità. Insegnate ai bambini ad esprimersi on line con un linguaggio consono, senza essere mai offensivi e volgari. Se il timore principale, infatti, è sempre quello che i figli possano essere bersaglio di azioni di ciberbullismo, è anche vero però che potrebbero essere o diventare loro stessi dei ciberbulli.

Insegnate loro la netiquette. Insegnate loro a non cedere alla tentazione di rispondere alle provocazioni on line, perché reagire può essere controproducente e innescare pericolose vendette di vario tipo, ritorsioni che annullano del tutto i già labilissimi confini fra on line e off line. Ancora una volta, dialogo, partecipazione informazione e vigilanza sono imprescindibili.

7. La questione dell’anonimato. L’anonimato percepito on line e, in particolare, nell’ambiente di gioco dove si muovono i bambini causa la deformazione dei personaggi, con il risultato che prendere parte ad azioni spavalde e aggressive che mai intraprenderebbero nella realtà fisica, diventa non solo facile, ma è vissuto come un “gioco”, all’interno del quale i comportamenti prepotenti e di abuso finiscono per essere ascritti agli avatar del gioco stesso. Senza contare che la mancanza di possibilità fisiche di avere una comprensione empatica dei patimenti della vittima, aumenta i livelli di disinibizione. Per tali ragioni, fate loro sapere che qualsiasi condotta inappropriata da parte loro avrà serie conseguenze, perché qualsiasi azione in Rete lascia delle impronte e che l’ invisibilità degli utenti è solo apparente.

8. Accesso fisico ai device. È sempre bene monitorare l’accesso fisico a computer fissi e device portatili, cioè far sì che i minori si connettano in un locale centrale dell’abitazione, della zona giorno, ad esempio, onde evitare stiano on line da soli, nella loro stanza, isolati dal resto della casa. Il discorso vale in particolar modo per le macchine fisse, che è meglio siano situate nel raggio d’azione degli adulti.

9. Cosa insegnare ai vostri figli in caso di ciberbullismo. È di fondamentale importanza che i vostri figli, nella sventurata ipotesi in cui fossero vittima di forme di bullismo cibernetico, sappiamo come comportarsi. Esistono in tal senso due gruppi di regole di base da applicare: cosa non fare e cosa fare.

A) Cosa non fare. Insegnate ai vostri che in caso di ciberbullismo non devono:

1) rispondere mai a messaggi, così come a post, commenti, e-mail o sms molesti e offensivi.

2) rispondere mai a chi offende, ridicolizza o bullizza, anche se quelle parole non sono rivolte a loro direttamente.

3) rispondere mai a chi nelle chat e più in generale sui social offende o esclude da una comunicazione on line.

B) Cosa fare. Genitori e bambini devono sapere che:

1) è bene salvare i testi dei messaggi offensivi che si ricevono (chat, post, commenti, sms, immagini, email), prendendo nota del giorno e dell’ora in cui il messaggio è arrivato e facendo uno screenshot. L’ideale è cristallizzare i contenuti con software forensi come Forensics Acquisition of Screenshot (FAS). FAS è un App sviluppata per eseguire acquisizioni forensi degli screenshot del cellulare. La app non richiede particolari competenze o abilità tecniche per essere utilizzata. L’acquisizione forense consente di esperire in maniera valida, in sede giudiziaria, screenshot del cellulare.

2) in caso di contenuti offensivi, è possibile inviare una segnalazione al centro di assistenza, cliccando sui link a disposizione.

3) è meglio in caso di necessità cambiare il proprio nickname.

4) è bene cambiare il proprio numero di cellulare e comunicare il nuovo solo famigliari e agli amici più stretti.

5) Si possono utilizzare filtri per bloccare i molestatori.

6) È possibile contattare la Polizia Postale in caso di minacce fisiche o sessuali e i bambini debbono parlarne immediatamente, senza timore, a un adulto.

10. Informazioni e numeri utili.

Secondo la Legge 71/2017, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, ciascun minore ultraquattordicenne (o i suoi genitori o chi esercita la responsabilità del minore) che sia stato vittima di cyberbullismo può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi nella rete. Se entro 24 il gestore non avrà provveduto, l’interessato può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, che rimuoverà i contenuti entro 48 ore. Il Garante ha pubblicato nel proprio sito il modello per la segnalazione/reclamo in materia di cyberbullismo da inviare a: cyberbullismo@gpdp.it. Il Garante ha pubblicato nel proprio sito il modello per la segnalazione/reclamo in materia di cyberbullismo. È possibile dunque bloccare, almeno parzialmente, l’azione dei cyberbulli, bloccando contatti indesiderati, salvando il testo di una chat, segnalando un contenuto al gestore del social network utilizzato. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha istituito un numero verde antibullismo 800 66 96 96, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19, a cui rispondono operatori specializzati come psicologi, insegnanti e personale del Ministero. Alcuni link utili sono: – https://www.generazioniconnesse.it/site/it/cyberbullismo/http://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberbullismo.htmlhttps://www.azzurro.it/chat/ (dal lunedì al venerdì (8-22) e sabato/domenica (8-20)). – la linea di ascolto 1.96.96, sempre attiva.

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